Cannavacciuolo by the Lake
€€€€Il ristorante del resort Laqua by the Lake, una stella MICHELIN, con la terrazza sull'acqua: menu degustazione e carta, con l'head chef Gianni Bertone in cucina.
Un paese tranquillo sulla sponda orientale, con un campanile romanico, piccole spiagge e il museo della tornitura del legno.
Foto: Wolfgang Sauber · CC BY-SA 3.0 · da Wikimedia CommonsPettenasco si allunga sulla piana del torrente Pescone, che scende dal Mottarone, poco a nord di Orta. Documentato già nel IX secolo, faceva parte della Riviera di San Giulio, il feudo dei vescovi di Novara. Accanto alla parrocchiale settecentesca dei Santi Audenzio e Caterina resta il campanile romanico dell'antica chiesa di Sant'Audenzio, in ciottoli con bifore e feritoie: uno dei più antichi della Riviera.
Dall'Ottocento molti mulini del paese furono trasformati in tornerie idrauliche, dove si producevano oggetti di legno venduti in tutta Italia. Il Museo dell'Arte della Tornitura del Legno, in una vecchia torneria attiva dal 1886 al 1970, ne conserva macchine e attrezzi; l'ingresso è gratuito.
Il lungolago è una passeggiata lontana dal traffico tra ville e giardini, con piccole spiagge comunali come quelle dell'Approdo e di Riva Pisola. Da qui parte anche il sentiero del Raggio d'Oro, che sale tra boschi e borghi fino a Miasino e scende a Orta.

Gli orari del museo cambiano con le stagioni: chiedete alla Pro Loco, che ha sede nel museo stesso, prima di andare.
In treno alla stazione di Pettenasco (linea Novara–Domodossola); da marzo a ottobre in battello con la linea verde, che ferma anche all'Approdo, al Giardinetto e a Punta di Crabbia.
Nel territorio di Pettenasco sono state trovate tombe di epoca romana, e i documenti più antichi che nominano il paese parlano già di mulini. Secondo la leggenda della vita di San Giulio, nel IV secolo qui viveva il prefetto Audenzio, che aiutò il santo a evangelizzare il lago e fu sepolto accanto a lui sull'isola.
Nel Medioevo Pettenasco, allora Pictinascum, faceva parte della Riviera di San Giulio con propri statuti. Quelli del 1433 dicono molto sull'importanza delle vigne: da agosto a ottobre i cani dovevano restare chiusi in casa, per non danneggiare l'uva. Un elenco di beni della parrocchia del 1622 cita vigne anche a Luneglio, dove sorgeva una casaforte che la tradizione attribuisce alla regina Teodolinda.
All'inizio del Novecento il paese era ancora un grande frutteto: frutta e verdura si vendevano nei mercati del lago e, grazie alla ferrovia del Sempione, arrivavano fino in Svizzera; oggi alcune vigne sono tornate in produzione. In paese restano case medievali con portali in pietra incisi, e la parrocchiale, eretta nel 1778, è affiancata da un alto campanile del 1792.

Alla fine del Settecento lungo la roggia molinara, derivata dal torrente Pescone, lavoravano cinque mulini. Quando nell'Ottocento le macine si fermarono, edifici e forza dell'acqua furono usati per tornire il legno: i mulini diventarono tornerie idrauliche, che in paese chiamavano semplicemente «fabbriche». I pionieri furono i fratelli Bartolomeo ed Evaristo Maulini, e il mestiere attirò artigiani dalla Valle Strona e dai dintorni.
Le fabbriche producevano soprattutto pestasale e i primi macinapepe. Nel 1922 erano attive sei tornerie, tra cui quelle dei Bezzi, dei Maulini e dei Piazza; il lavoro continuò fino agli anni 1965-70, quando l'arrivo della plastica lo fece abbandonare.
Il museo occupa la torneria dei Maulini, attiva dal 1886 al 1970, ed è gestito dalla Pro Loco: accanto alle sale con oggetti torniti dal primo Novecento in poi, il laboratorio conserva attrezzi e macchinari originali. Nell'estate 2026 è rimasto aperto fino al 20 settembre, il mercoledì e il venerdì dalle 9.30 alle 12.30 e il giovedì, il sabato e la domenica anche dalle 15 alle 18; l'ingresso è gratuito.
L'Ecomuseo del Lago d'Orta e Mottarone, detto anche Ecomuseo Cusius, nasce da una legge della Regione Piemonte del 14 marzo 1995, la prima iniziativa legislativa italiana dedicata agli ecomusei. Il suo compito è conservare e far conoscere la memoria delle tradizioni, la cultura materiale e il modo in cui gli insediamenti hanno modellato il paesaggio.
Istituito nel 1997 come associazione di enti locali, musei e siti visitabili intorno al lago e sulle pendici del Mottarone, si estende dal Cusio alla Valle Strona e al Mottarone, fino alle porte dell'Ossola e ai pendii verso il Lago Maggiore. I suoi temi sono organizzati in tre itinerari: la cultura materiale, l'arte e la natura.
Tra le sue iniziative ci sono gli Itinerari Letterari del Lago d'Orta e del Mottarone, con targhe dedicate agli scrittori che hanno raccontato il lago: una delle tappe si trova proprio sul pontile di Pettenasco.
Nel 1978 Gianni Rodari scrisse «Il ragioniere-pesce del Cusio», un racconto in cui il narratore vede emergere sotto le vecchie tavole dell'imbarcadero di Pettenasco un nuotatore grondante, inghirlandato di alghe, che gli mostra con orgoglio le sue pinne: non pinne di gomma, ma pinne vere, cresciute direttamente dal corpo.
Un brano del racconto è inciso su una targa posata su un monolite accanto al pontile, a pochi metri dall'acqua. Quando Rodari lo scrisse, il lago d'Orta era uno dei bacini più inquinati del mondo; in seguito è stato risanato e oggi è frequentato da molte specie di pesci, quasi a dare ragione al suo strano ragioniere.
Il percorso «slow trek» del Distretto dei Laghi segue in parte l'antico Raggio d'Oro: 6 km di sola andata e circa 200 metri di dislivello, da Pettenasco (300 m) a Legro (360 m), con il punto più alto a Miasino (492 m). Servono circa due ore di cammino su sentiero, asfalto e sterrato, seguendo i segnavia bianco-rossi VU9; non è adatto ai passeggini.
Dalla parrocchiale si sale per via Vittorio Veneto, senza marciapiede, fino al museo della tornitura; seguendo le indicazioni per l'area picnic del Paganetto si passa sotto l'alto ponte della ferrovia, dove vale la pena provare l'eco, e si arriva a un vecchio ponte coperto d'edera. Una sterrata sale a Carcegna, con la chiesa di San Pietro Apostolo, e a Miasino, dove si può deviare verso Villa Nigra e la chiesa di San Rocco, con il Giardino dei Semplici dedicato alle piante citate nella Bibbia.
L'arrivo è tra i murales di Legro. Per il ritorno si prende il treno alla stazione Orta-Miasino, che si trova proprio a Legro, oppure si scende a Orta in circa 45 minuti e si rientra in battello, da marzo a ottobre.

Crabbia è una piccola frazione immersa nel verde. Ogni anno, il giorno di San Martino, nella chiesetta dedicata al santo si celebra l'«Ufficio della Secchia», una tradizione nata quando le tasse venivano raccolte dal clero; accanto c'è il Circolo Fratellanza, e dalla Punta di Crabbia si gode un bel panorama sul lago.
Più in alto, su un terrazzo soleggiato, si trova Pratolungo: una strada ombreggiata dai castagni porta alla chiesa della Madonna della Neve, del 1683, festeggiata la prima domenica di agosto, mentre l'oratorio di San Grato, più antico, sta al centro del borgo vicino al vecchio pozzo. In autunno la castagnata è aperta a tutti.
Le feste patronali di Pettenasco cadono il 25 novembre, per Santa Caterina, e il secondo lunedì di settembre.

Testi originali della redazione di Lake Orta, scritti consultando queste fonti.
Il ristorante del resort Laqua by the Lake, una stella MICHELIN, con la terrazza sull'acqua: menu degustazione e carta, con l'head chef Gianni Bertone in cucina.
In riva al lago, nell'hotel di famiglia quasi centenario, con vista fino all'isola. D'estate si mangia nel gazebo; l'aperitivo è sul roof top.
Il resort della famiglia Cannavacciuolo sulla riva di Pettenasco: camere e suite con vista lago o giardino, darsena privata e una spa aperta anche agli esterni. Stagionale, da aprile.
A filo d'acqua a Pettenasco, di fronte alla collina del Sacro Monte, con piscina, area wellness e un bar in terrazza sul lago.
Direttamente sull'acqua a Pettenasco, con servizio spiaggia, bar aperto tutto il giorno e un ristorante segnalato dalla Guida MICHELIN.
Tra le pendici del Mottarone e il lago, con piscina, minimarket e piazzole anche con vista sul lago. Aperto da marzo a ottobre.
Appartamenti sul lago tra Pettenasco e Omegna, comodi per il treno e per salire al Mottarone.
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