LAKE ORTALago d’Orta · Piemonte

Isola San Giulio

Una piccola isola davanti a Orta, con la basilica romanica di San Giulio, un monastero benedettino e una sola strada che invita al silenzio.

L'Isola San Giulio vista dal lago, con il campanile della basilicaFoto: Dario Crespi · CC BY-SA 4.0 · da Wikimedia Commons

L'isola di San Giulio è l'unica del lago: lunga circa 275 metri e larga 140, si trova a circa 400 metri dalla riva di Orta. È abitata da poche famiglie e da una comunità di monache benedettine: l'abbazia Mater Ecclesiae, fondata nel 1973, occupa l'ex seminario ottocentesco costruito sulle rovine del castello medievale.

La tradizione racconta che alla fine del IV secolo Giulio, arrivato dalla Grecia con il fratello Giuliano, non trovò nessun barcaiolo disposto a portarlo sull'isola, allora infestata da serpenti e draghi: stese il mantello sull'acqua, vi navigò sopra e qui fondò la sua centesima chiesa. La basilica di San Giulio che vediamo oggi è romanica, dell'XI–XII secolo, con interventi barocchi del Seicento; nella cripta, scavata nel 1697, si conserva il corpo del santo.

Il tesoro della basilica è l'ambone romanico dei primi decenni del XII secolo, scolpito nel serpentino d'Oira, una pietra grigio-verde scura: vi compaiono i simboli degli evangelisti, un grifone e un centauro che scocca una freccia contro un cervo. Pareti e pilastri conservano affreschi dal Trecento al primo Cinquecento, alcuni della scuola di Gaudenzio Ferrari.

Fuori dalla basilica, l'unica stradina pedonale fa il giro dell'isola tra muri, cancelli e scorci sul lago: è la Via del Silenzio e della Meditazione, con cartelli in più lingue che invitano a camminare senza parlare. L'isola ebbe anche una storia militare: nel 962 la regina Willa, moglie di Berengario II, vi resistette per due mesi all'assedio dell'imperatore Ottone I.

Cosa vedere

  • La basilica di San Giulio e l'ambone in serpentino d'Oira
  • La cripta con l'urna di San Giulio
  • Gli affreschi dei pilastri
  • La Via del Silenzio e della Meditazione
  • La vista su Orta e sul Sacro Monte dall'imbarcadero

Buono a sapersi

Visitate l'isola a bassa voce e controllate gli orari della basilica, che cambiano con le stagioni e con le celebrazioni (il lunedì apre solo il pomeriggio). Ogni accesso ha qualche scalino e le biciclette non si possono sbarcare.

Come arrivare

Dai pontili di piazza Motta, a Orta, i motoscafi partono circa ogni 15 minuti tutto l'anno, tranne il 25 dicembre. Da marzo a ottobre c'è anche il battello di linea, che collega l'isola con Pella e gli altri paesi del lago.

Chi era San Giulio? La vita del santo tra storia e leggenda

Le notizie sicure su Giulio sono poche. Secondo la sua antica Vita nacque nella prima metà del IV secolo sull'isola greca di Egina, in una famiglia cristiana, e studiò ad Atene con il fratello Giuliano: Giulio divenne sacerdote, Giuliano diacono. Con il consenso dell'imperatore Teodosio I partirono per l'Italia per «costruire chiese», cioè nuove comunità cristiane, e risalirono la penisola fino a Gozzano, sulla riva sud del lago.

A Gozzano i fratelli avrebbero fondato la loro novantanovesima chiesa; Giulio cercò poi il luogo della centesima e scelse l'isola. I serpenti che la infestavano sono letti come immagine dei culti pagani, e gli scavi hanno trovato i resti di una chiesa databile tra la fine del V e il VII secolo, che danno una base storica al racconto.

La Vita gli attribuisce miracoli raffigurati nella basilica: l'uomo che si finse morto per non aiutarlo e fu trovato morto davvero, il dito riattaccato a un artigiano, il lupo aggiogato al posto di un bue sbranato. Per questo è invocato come protettore degli edili e degli ortopedici, e un tempo contro i lupi.

Cosa vedere nella basilica di San Giulio: affreschi, cripta e campanile

Si entra dal fianco meridionale: dall'imbarcadero si passa sotto un portale rinascimentale e si sale una scalinata coperta, perché la facciata guarda su un piazzale oggi compreso nel monastero. La chiesa, a tre navate con transetto, fu costruita nel XII secolo sul modello dell'antica cattedrale di Novara, e sopra le navate laterali corrono due matronei.

Pareti e pilastri sono un catalogo dei santi venerati nella zona, dipinti tra la seconda metà del Trecento e l'inizio del Cinquecento. Il più antico è forse il Martirio di san Lorenzo, su un pilastro a sinistra; nella navata destra lavorarono botteghe novaresi, tra cui quella di Sperindio Cagnola, seguace di Gaudenzio Ferrari, e un ciclo con la Natività è datato 1486.

In fondo alla navata sinistra un Calvario in legno del 1490 circa è attribuito a Domenico Merzagora. Nella cripta del 1697 riposano San Giulio e i santi Audenzio, Elia, Demetrio e Filiberto. Fuori, il campanile romanico isolato dietro le absidi ricorda l'abbazia di Fruttuaria, e per questo alcuni vi vedono la mano di Guglielmo da Volpiano.

La Natività affrescata nel 1486 in una campata della navata destra della basilica di San Giulio
La Natività affrescata nel 1486 in una campata della navata destra della basilica di San Giulio · Wolfgang Sauber · CC BY-SA 3.0

Il mistero dell'ambone di San Giulio: chi è l'uomo scolpito?

L'ambone poggia su quattro colonne diverse, due lisce e due decorate a intreccio, con capitelli a foglie e teste di animali. Letto in senso antiorario, il parapetto mostra il centauro che colpisce un cervo assalito da due fiere, i simboli dei quattro evangelisti e un grifone che azzanna la coda di un coccodrillo: scene di lotta tra bene e male nel gusto dei bestiari medievali. Il serpentino, quando è lucidato, prende un riflesso quasi bronzeo.

Tra il leone di Marco e l'aquila di Giovanni compare però una figura umana, immobile, con il mantello e le mani su un bastone con l'impugnatura a tau. La studiosa Beatrice Canestro Chiovenda vi riconobbe un abate e propose Guglielmo da Volpiano, nato sull'isola nel 962; altri hanno pensato all'imperatore Ottone I, a San Giulio, a San Paolo, al profeta Daniele o al vescovo Oddone II.

Anche l'autore resta senza nome: lo stile fa pensare a uno scultore di area lombarda che conosceva la scultura renana.

L'ambone romanico in serpentino d'Oira, scolpito all'inizio del XII secolo, addossato a un pilastro della navata
L'ambone romanico in serpentino d'Oira, scolpito all'inizio del XII secolo, addossato a un pilastro della navata · Zairon · CC BY-SA 4.0

Storia dell'isola di San Giulio: dai Longobardi al seminario

Sull'isola sono state trovate tracce di presenza umana dal Neolitico all'età del ferro, e le ricerche indicano che fu fortificata già tra il V e il VI secolo. In età longobarda vi risiedeva un duca, Mimulfo, decapitato nel 590 per ordine del re Agilulfo con l'accusa di tradimento. Nel 1697 gli scavi riportarono alla luce un sarcofago di pietra con uno scheletro senza testa e un'iscrizione, poi scomparsa, che cominciava con «MEINUL»; il sarcofago è oggi all'ingresso della basilica e raccoglie le offerte.

Nel 957 l'isola fu il rifugio del re Berengario II e del figlio Adalberto, prima del lungo assedio sostenuto dalla regina Willa nel 962. Per secoli restò poi il centro religioso e amministrativo della Riviera dei vescovi di Novara.

Nel settembre 1767 gli abitanti della Riviera giurarono fedeltà al re sabaudo proprio nel palazzo vescovile dell'isola. Nel 1841 il castello medievale fu abbattuto per far posto al grande seminario diocesano, progettato da Ferdinando Caronesi, che oggi ospita il monastero.

Le monache dell'abbazia Mater Ecclesiae: chi sono e che cosa fanno

La comunità benedettina nacque nel 1973 come fondazione dell'abbazia di Viboldone, vicino a Milano: le prime sei monache, guidate da Anna Maria Cànopi, si stabilirono nell'ex palazzo vescovile e nel 1989, cresciute di numero, si trasferirono nell'ex seminario. Madre Cànopi, autrice di molti libri di spiritualità, è stata badessa fino al 2018; le è succeduta madre Maria Grazia Girolimetto.

È un monastero di clausura, ma il lavoro delle monache è noto anche fuori: dal 1984 restaurano tessuti antichi come paramenti, arredi sacri e arazzi, con una scuola collegata all'Opificio delle pietre dure di Firenze. Tessono con telai a mano, confezionano paramenti liturgici, dipingono icone e preparano le ostie.

Sui cartelli della stradina che gira intorno all'isola i pensieri cambiano secondo il verso in cui si cammina: da una parte la Via del Silenzio, con frasi come «Ascolta il silenzio», dall'altra la Via della Meditazione, che invita a pensare che «il momento è ora, qui, adesso».

L'abbazia Mater Ecclesiae, che occupa l'ex seminario ottocentesco al centro dell'isola
L'abbazia Mater Ecclesiae, che occupa l'ex seminario ottocentesco al centro dell'isola · Torsade de Pointes · CC0

Leggende e libri sull'isola di San Giulio: il drago, Rodari ed Eco

Nella sacrestia della basilica è conservata una vertebra fossile che si dice trovata in una grotta della penisola di Orta. C'è chi la collega ai draghi scacciati da San Giulio: è solo una leggenda, ma mostra quanto la storia del santo sia ancora viva.

Gianni Rodari ambientò sull'isola «C'era due volte il barone Lamberto», uscito da Einaudi nel 1978 e tradotto in undici lingue. Il protagonista è un barone ricchissimo e anziano, con 24 malattie e 24 banche, che resta in vita grazie a sei impiegati pagati per ripetere senza sosta il suo nome; quando arrivano 24 banditi, tutti di nome Lamberto, la storia si capovolge, e il finale è lasciato al lettore.

Umberto Eco chiude il romanzo «Numero zero» proprio con l'isola: «L'isola di San Giulio sfolgorerà di nuovo nel sole». Tra le case dei canonici, una delle più antiche appartenne a Cesare Augusto Tallone, costruttore di pianoforti e accordatore di Arturo Benedetti Michelangeli; ogni anno sull'isola si tiene una rassegna di concerti.

Vedi le fonti (8)

Testi originali della redazione di Lake Orta, scritti consultando queste fonti.

  1. Isola di San Giulio · Wikipedia (it)
  2. Basilica di San Giulio · Wikipedia (it)
  3. Abbazia Mater Ecclesiae · Wikipedia (it)
  4. Vita di San Giulio · Abbazia benedettina Mater Ecclesiae
  5. La via del silenzio · Abbazia benedettina Mater Ecclesiae
  6. C'era due volte il barone Lamberto · Wikipedia (it)
  7. Orta San Giulio - Borgo d'eccellenza · Distretto Turistico dei Laghi
  8. Path Slow Trek - «Raggio d'Oro» Pettenasco/Legro · Distretto Turistico dei Laghi

Dove mangiare nei dintorni

Ristorante San Giulio

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Isola San Giulio · Cucina piemontese e di lago

Sull'isola di San Giulio: piatti piemontesi e di lago, con menu turistici a prezzo fisso. Nella stagione 2026 è aperto a pranzo tutti i giorni tranne il mercoledì.