9090 · Canottieri Omegna
€€€€Al primo piano della vecchia sede della Canottieri, sul lungolago di Omegna, con vista sull'acqua. Il nome ricorda la caffettiera 9090 di Alessi; al piano terra c'è un bistrot.
La città più grande del lago, all'estremità nord: un centro antico sulla Nigoglia, il fiume che «va in su», e la storia delle caffettiere e delle pentole italiane.
Foto: Luce61 · CC BY-SA 4.0 · da Wikimedia CommonsOmegna chiude il lago a nord ed è la città più grande delle sue rive. Qui esce l'unico emissario, la Nigoglia, che scorre verso nord fino allo Strona: un'eccezione tra i grandi laghi prealpini, ricordata da un motto in dialetto sul municipio che dice più o meno «la Nigoglia va in su e la legge la facciamo noi». Una passerella costeggia il fiume dalle chiuse fino al Forum.
Il centro storico era chiuso da mura con cinque porte, delle quali resta solo la Porta Romana. La Collegiata di Sant'Ambrogio ha una facciata romanica, l'interno barocco e una pala di Fermo Stella da Caravaggio del 1547; sullo Strona resta un ponte a due arcate di epoca sforzesca. Il giovedì c'è il mercato settimanale.
Nel Novecento Omegna e la vicina Crusinallo sono diventate la capitale italiana del casalingo: qui sono nate Alessi, Lagostina e Bialetti, il marchio della Moka Express. Nell'ex ferriera Cobianchi, il Forum ospita il moca, il museo omegnese del casalingo, con un archivio aperto di oggetti delle aziende del territorio e, dal 2026, il museo interattivo del giocattolo «Le Fabbriche del Gioco».
Omegna è anche la città natale di Gianni Rodari, nato qui il 23 ottobre 1920. Il Museo Rodari, aperto nel 2021, e il Parco della Fantasia, distribuito tra il Forum, i giardini del Monte Zuoli e il Parco Lamberto sul lungolago, sono pensati soprattutto per le famiglie.


Il giovedì, giorno di mercato, il battello da Orta ha una corsa in più. L'Info Point turistico è in piazza XXIV Aprile 19, sotto il municipio.
In treno con la linea Novara–Domodossola (la stazione è a circa 800 metri dal lago); in auto dalla A26, uscita Gravellona Toce. Da marzo a ottobre il battello della linea verde collega Omegna con Pettenasco e Orta in circa un'ora.
Le tracce più antiche vengono da Cireggio, con reperti dell'età del bronzo e del ferro, e dal Monte Zuoli, con un altare protostorico. Nel Medioevo, con una convenzione dell'11 agosto 1221, i nobili di Crusinallo cedettero Omegna ai novaresi; nel 1413 Filippo Maria Visconti la infeudò a Francesco Barbavara, poi passò ai Visconti Borromeo e dal 1714 ai Borromeo Arese, che la tennero fino all'arrivo dei giacobini francesi.
Il 29 maggio 1798 a Omegna fu fucilato il ventenne milanese Graziano Belloni, fatto prigioniero dopo la sconfitta dei francesi del generale Léotaud contro le truppe sabaude. Dalla metà dell'Ottocento arrivarono le fabbriche, come la Ferriera e il Fabbricone tessile della De Angeli-Frua, e all'inizio del Novecento imprenditori come i Cane della Valle Strona e i Lagostina trasformarono il borgo in un centro industriale.
Nel 1928 il comune inglobò Agrano, Cireggio, Crana Gattugno e Crusinallo, e nel 1939 divenne città. Durante la guerra la Resistenza del Novarese cominciò proprio in questa zona, e nel settembre 1944 Omegna fu una delle basi della liberazione partigiana dell'Ossola.

La Nigoglia esce dal lago a Omegna e dopo un breve tratto si getta nello Strona, affluente del Toce. Sul versante italiano delle Alpi è uno dei rari corsi d'acqua che scorrono verso nord, cioè in apparenza verso le montagne invece che verso la pianura.
La stranezza è diventata un motivo d'orgoglio: sul municipio si legge il motto dialettale «La Nigoeuja la va in su; e la legg la fùma nu!», cioè «la Nigoglia scorre in su e la legge la facciamo noi». Il Museo Rodari lo ricorda già nella prima sala, dove una proiezione mostra il fiume che sale verso l'alto accanto a un portale ad archi che richiama i portici omegnesi.
Anche la letteratura per ragazzi se n'è accorta: Rodari parla della Nigoglia in una delle postille di «C'era due volte il barone Lamberto», ed Ersilia Zamponi, nel libro «I draghi locopei», scrive che il canale «scorre per un chilometro e poi non ha più voglia».

La Collegiata di Sant'Ambrogio è un edificio tardoromanico a tre navate: del Medioevo restano parte del fianco sud, il tiburio, la facciata e il campanile, altissimo, che salendo si apre con feritoie, monofore, bifore e infine trifore, e ha la scala ricavata nello spessore del muro. All'interno, oltre alla pala di Fermo Stella, si conserva l'urna con il corpo di San Vito martire, patrono adottivo della città accanto a Sant'Ambrogio.
La Porta Romana, detta anche Porta della Valle, è l'unica rimasta delle cinque porte medievali: le altre si chiamavano Maggiore, Salera, Segnara e Castello. Da qui partiva la strada per la Valle Strona, che superava il torrente sul Ponte Antico del Quattrocento, con due arcate e una pila centrale appoggiata su un grande masso in mezzo all'acqua.
Tra la Nigoglia e la strada per Gravellona sorge anche una piccola chiesa evangelica metodista, inaugurata nel 1897: per costruirla il pastore Gaspare Cavazzuti raccolse fondi tra i villeggianti stranieri dei laghi, mandando i figli a lanciare volantini nelle carrozze di passaggio.

La prima a nascere fu Lagostina, fondata nel 1901 da Carlo Lagostina e dal figlio Emilio per produrre posate in ferro stagnato. Nel 1933 passò all'acciaio inossidabile, tra le prime in Italia nel settore, e nel dopoguerra la sua pentola a pressione divenne un simbolo della cucina del boom economico; una pentola della linea Casa Mia è entrata nel 1986 nella collezione del MoMA di New York.
A Crusinallo Alfonso Bialetti aprì nel 1919 un'officina per la fusione dell'alluminio. La Moka Express, che l'azienda data al 1933, conquistò il mondo dal 1947, quando il figlio Renato avviò l'esportazione; dal 1952 ebbe il suo testimonial, l'Omino coi baffi disegnato da Paul Campani, e nel 1955 un accordo con la Nuova Faro di Omegna portò alla moka giocattolo.
Il MOCA, il museo omegnese del casalingo, racconta questa storia in due spazi: una sala digitale con uno spettacolo immersivo dedicato a sette aziende simbolo del distretto e un archivio aperto di oggetti e documenti. I posti della sala digitale sono limitati: conviene prenotare.
Gianni Rodari nacque il 23 ottobre 1920 in una famiglia di fornai: il padre Giuseppe aveva un negozio in via Mazzini, la strada principale, e il bambino fu affidato a una balia di Pettenasco. A Omegna frequentò le prime quattro classi elementari; nel 1929, dopo la morte del padre, si trasferì con la madre e il fratello Cesare a Gavirate, nel Varesotto.
Maestro e giornalista, Rodari ha rinnovato la letteratura per ragazzi ed è l'unico scrittore italiano ad aver vinto il premio Hans Christian Andersen, nel 1970. Il Museo Rodari, in via Carrobbio 45, occupa un edificio comunale dei primi dell'Ottocento a pochi passi dal municipio e dalla casa natale. Non espone oggetti ma storie: si vede Rodari intervistato in televisione e si ascoltano alcune favole «al telefono», componendo numeri speciali, anche in altre lingue.
Secondo il portale turistico del Comune l'ingresso intero costa 10 € e il ridotto 6 €, con tariffe per famiglie e ingresso libero sotto i 5 anni: verificate orari e prezzi aggiornati sul sito ufficiale.
La festa più sentita è quella di San Vito, a fine agosto: celebrazioni religiose, banda, luminarie, banco di beneficenza e soprattutto i fuochi d'artificio sul lago, offerti a tutti. Il modello risale al 1903, quando per l'apertura del ricreatorio maschile fu allestito un grande banco di beneficenza con sport, teatro, cinema e perfino un aerostato.
A portare in città il gusto della festa, «un po' di Piedigrotta», fu padre Ugo Orlandi, sacerdote napoletano mandato a Omegna per costruire l'oratorio. Già nel 1907 le cronache raccontavano gare di ciclismo, corsa, nuoto e canottaggio e i fuochi della domenica, e da allora il comitato di San Vito ripete la formula.
Dal 2025 la città ha anche una pinacoteca intitolata a Guido Boggiani, con opere italiane ed europee dal Cinquecento al Novecento: il nucleo viene dalla donazione Lagostina-Zanasi e comprende, tra gli altri, dipinti di Giulio Carpioni, Philips Wouwerman, Maurice Utrillo, Felice Casorati e Renato Guttuso.
Testi originali della redazione di Lake Orta, scritti consultando queste fonti.

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Nel bosco a circa 3 km dal lungolago di Omegna, con i prodotti delle aziende agricole della zona, piatti vegani e un menu in inglese. Chiuso in inverno, da novembre a marzo.
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